OCCIDENTE!
"Per l'Occidente" iniziativa politica
sostenuta da Marcello Pera (ex Presidente
del Senato)
L'Occidente
è in crisi. Attaccato dall'esterno dal fondamentalismo
e dal terrorismo
islamico, non è capace di rispondere alla sfida. Minato dall'interno da una
crisi morale e spirituale, non trova il coraggio per reagire. Ci sentiamo
colpevoli del nostro benessere, proviamo vergogna delle nostre tradizioni,
consideriamo il terrorismo come una reazione ai nostri errori. Il terrorismo,
invece, è un'aggressione diretta alla nostra civiltà e all'umanità intera.
L'Europa è ferma. Continua a perdere natalità, competitività, unità di azione
sulla scena internazionale. Nasconde e nega la propria identità e così fallisce
nel tentativo di darsi una Costituzione legittimata dai cittadini. Determina una
frattura con gli Stati Uniti e fa dell'antiamericanismo una bandiera. Le nostre tradizioni sono messe in discussione. Il laicismo o il progressismo
rinnegano i costumi millenari della nostra storia. Si sviliscono così i valori
della vita, della persona, del matrimonio, della famiglia. Si predica l'uguale
valore di tutte le culture. Si lascia senza guida e senza regola l'integrazione
degli immigrati.
Come ha detto Benedetto XVI, oggi "l'Occidente non ama più se stesso". Per
superare questa crisi abbiamo bisogno di più impegno e di più coraggio sui temi
della nostra civiltà.
Guida al Bravo Musulmano
Esaltante prodotto distribuito nelle scuole
islamiche italiane!
Consentito dalla Sinistra e Approvato (tacitamente) dal Governo Prodi.
Lezione numero
1:
«Tutte le religioni esistenti sulla terra non hanno alcun valore. L'unica, vera
religione è quella islamica, le altre sono inutili, false e perniciose per chi
le pratica». Lezione numero 2:
«L'intero universo è composto da diavoli ed esseri umani che devono abbracciare
l'Islam abbandonando le loro false religioni, altrimenti finiranno tutti
all'inferno». Lezione numero 3:
«Il Profeta disse: non vengo ascoltato da cristiani ed ebrei che dopo la loro
morte saranno condannati all'inferno».
E soprattutto... La Negazione dello Stato Laico:
«È proibita per ogni musulmano la fedeltà e la lealtà verso coloro che non
aderiscono alle leggi dell'Islam e non obbediscono al suo Profeta».
Fonte dichiarata: guide per la scuole islamiche del Ministero dell'Educazione dell'Arabia Saudita.
Distribuita in Italia ed adottata: il ministero finanzia moschee e scuole arabe
sul suolo italiano (difficile dirgli di NO).
Posso sapere quale vantaggio porti alla sinistra difendere questi insegnamenti
ed in particolare quello che nega la legittimità degli stati laici?
Non l'ho capito e mi farebbe piacere scoprirne il motivo. Chi ha votato sinistra vota partiti che appoggiano
dichiaratamente la diffusione di scuole islamiche che a differenza delle scuole
francesi, inglesi o yankee sono esentate dal rispettare i nostri canoni di insegnamento che mi pare non
permettano di promuovere l'odio religioso (non De Iure, ma
De Facto, perché lo si tollera e guai a chi le tocca, vedasi la strenua
difesa della Sinistra per Via Quaranta)...
...ma magari mi sbaglio e i ragazzi di sinistra saranno più informati di me
sulle nuove direttive a favore dell'odio religioso e della negazione dello stato
laico.
Quale sarà il prossimo passo: Università con corsi di "insurrezione armata"?
Wow, è veramente fico tutto ciò.
Vorrei proprio che voi elettori di sinistra mi spiegaste perché ritenete una
buona scelta promuovere gli insegnamenti sopra elencati, perché sono tonto e non
l'ho capito.
Voi dovete saperlo... se non avete votato a caso seguendo il precetto di
altissimo valore politico descritto come "Sinistra = Buoni, Destra = Malvagi"
saprete cosa avrete votato e perché...
...no?
Non è che la Sinistra avrà confuso il termine Laico con Pro-Islam?
L'apoteosi per la Democrazia cosa sarà, avere così tanti esaltati religiosi non
integrati che votino democraticamente e legittimamente per il passaggio ad uno
stato teocratico?
L'esperienza della
Repubblica di Weimar che scelse
col voto Hitler è piaciuta così tanto
alla sinistra che vuole sperimentarla in Italia con i fanatici religiosi?
Gerard Batten denuncia Prodi come uomo di fiducia del KGB in Italia e chiede un'inchiesta sull'operato di Romano Prodi durante il periodo a capo della commissione europea. La sua fonte è la ex-Spia Livtinenko stranamente "assassinato" con sostanze radioattive, metodo tipico del KGB...
Divieto di scrivere per le
associazioni. Il governo Prodi ha introdotto una modifica alla legge sul
diritto d'autore con il decreto 262 del 3 ottobre 2006 che ha stabilito
l'obbligo di un pagamento per la riproduzione di articoli di attualità senza
scopo di lucro, contrariamente a quanto prevedeva la precedente formulazione
sul diritto d'autore che poneva come unico obbligo la citazione della fonte.
Cosa cambia per le associazioni? In questo modo le associazioni di
volontariato che raccolgono articoli sulla guerra in Darfur, notoriamente
ignorata dai grandi mass media, oppure un'associazione ambientalista o
pacifista, un comitato di quartiere contro l'elettrosmog ecc, intente a
raccogliere prove, archiviando articoli di giornale online sull'argomento
per denunciare crimini o abusi, dovranno pagare una tassa all'associazione
degli editori per la cessione dei diritti d'autore. E' questo il risvolto
della decisione del governo Prodi che rende così ancora più difficoltoso il
lavoro delle associazioni di volontariato. A questo proposito l'associazione
pacifista Peace Link ha lanciato una campagna che ci sentiamo di appoggiare
appieno.
"Da più di dieci anni - ha dichiarato Carlo Gubitosa, referente della
campagna - collaboro con il sito www.peacelink.it, che sulle sue pagine
ospita quasi 18mila articoli, alcuni originali, altri tradotti, molti
ripresi da varie fonti autorevoli, sempre e comunque menzionate e riportate
per esteso. Sul nostro sito tutti questi articoli hanno acquistato un valore
aggiunto proprio perchè organizzati, tematizzati, catalogati e collegati tra
loro grazie al lavoro di un gruppo costituito totalmente da volontari, dal
presidente in giù. Molto di questo materiale è scomparso dai siti web delle
testate che lo hanno pubblicato, e questo aggiunge al nostro lavoro di
bibliotecari anche un importante ruolo di memoria storica delle lotte
italiane e internazionali per la pace e il rispetto dei diritti umani".
Nel testo dell'appello si chiede al parlamento italiano di abolire con un
opportuno provvedimento le disposizioni contenute nel decreto legge 262/2006
che modificano in senso restrittivo la legge sul diritto d'autore.
Art. 32.
Riproduzione di articoli di riviste o giornali
1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il
comma 1, e' inserito il seguente:
«1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la
riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali,
devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i
suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le
modalita' di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i
soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle
categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso
le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».
Interessante.
Non riguarda solo le Associazioni, ma anche Siti, Blog, fogli
di paese o scolastici, volantini di propaganda ecc...
Riguarda tutti voi.
Suppongo che il popolo pacifista e
umanitariamente impegnato (in massa di sinistra) sarà contento che ora non potrà
più divulgare articoli sulle "guerre ignorate dai mass-media", sulle violazioni
dei diritti umani e sulle catastrofi umanitarie.
Esiste un solo diritto all'informazione: quella di Regime.
Un giornale non di Regime pubblica un articolo contro il Governo, denunciando
corruzione o crimini?
Sotto il Governo Berlusconi potevi divulgarlo in lungo e in largo per sputtanare
il Governo (non che servisse: i giornali che per definizione non sono mai stati
organi informativi, ma puri organi di propaganda, non ci hanno mai fatto mancare
articoli contro Berlusconi).
Ora con Prodi non puoi. A meno che non ti lanci nello scomodo processo per
contattare l'editore, concordare la cifra da pagare (e la fetta che va alla
SIAE, famoso organo del Regime atto a speculare sulle idee di altri) e ottenere
-chissà se e dopo quanto e a quale prezzo- un diritto di divulgazione
dell'informazione che prima ti era G A R A N T I T O sotto il governo Berlusconi.
Era Berlusconi che controllava i Media e
l'informazione, vero?
D'altronde se avete votato Prodi non avete un gran presa sulla realtà (o siete
disinformati e quindi avete votato buttando stupidamente il vostro voto al primo
demagogo di sinistra) quindi non potreste capire di trovarvi e rischio di regime
anti-democratico nemmeno se viveste nella Germania del dopo elezioni del 1933...
Feccia.
Trovate un articolo scientifico che parla di facilità e comodità nello
smaltimento delle (poche) scorie prodotte da un impianto di potenza a fissione
nucleare?
Non potete più pubblicarlo nel vostro foglio/sito dedicato all'ambientalismo vero
(cioè quello che promuove l'uso dell'energia nucleare come energia pulita,
secondo le direttive del WWF degli ultimi anni).
Idem se trovate un articolo dedicato alle applicazioni delle celle a idrogeno
per lo stoccaggio pulito e comodo dell'energia (prodotta da impianti di potenza,
meglio se nucleari).
Mi sembra equo: il nuovo governo conosce il pericolo rappresentato dalla
divulgazione di informazioni (falsificate come d'obbligo per gli organi della
carta stampata politicizzata oppure vere poco importa: la gente ricorda le
accuse, meglio se false, non le noiose verità) e lo vuole stroncare sul nascere.
Ma così uccide anche la libertà di divulgazione scientifica.
Non che gliene freghi nulla ai nostri politici di sinistra, statalisti e
accentratori...
Lo avete votato.
Evidentemente lo volevate. Evidentemente lo meritavate.
Discorso del Papa
all'Università di Regensburg Testo Integrale. Ecco cosa ha scatenato l'ira dell'Islam,
il verso del Corano "Nessuna costrizione nelle cose di Fede".
Illustri Signori, gentili Signore!
È per me un momento emozionante stare ancora una volta sulla cattedra
dell'università e una volta ancora poter tenere una lezione. I miei pensieri,
contemporaneamente, ritornano a quegli anni in cui, dopo un bel periodo presso
l'Istituto superiore di Freising, iniziai la mia attività di insegnante
accademico all’università di Bonn. Era – nel 1959 – ancora il tempo della
vecchia università dei professori ordinari. Per le singole cattedre non
esistevano né assistenti né dattilografi, ma in compenso c'era un contatto molto
diretto con gli studenti e soprattutto anche tra i professori. Ci si incontrava
prima e dopo la lezione nelle stanze dei docenti. I contatti con gli storici, i
filosofi, i filologi e naturalmente anche tra le due facoltà teologiche erano
molto stretti. Una volta in ogni semestre c'era un cosiddetto dies academicus,
in cui professori di tutte le facoltà si presentavano davanti agli studenti
dell'intera università, rendendo così possibile una vera esperienza di
universitas: il fatto che noi, nonostante tutte le specializzazioni, che a volte
ci rendono incapaci di comunicare tra di noi, formiamo un tutto e lavoriamo nel
tutto dell'unica ragione con le sue varie dimensioni, stando così insieme anche
nella comune responsabilità per il retto uso della ragione – questo fatto
diventava esperienza viva. L'università, senza dubbio, era fiera anche delle sue
due facoltà teologiche. Era chiaro che anch'esse, interrogandosi sulla
ragionevolezza della fede, svolgono un lavoro che necessariamente fa parte del
"tutto" dell'universitas scientiarum, anche se non tutti potevano
condividere la fede, per la cui correlazione con la ragione comune si impegnano
i teologi. Questa coesione interiore nel cosmo della ragione non venne
disturbata neanche quando una volta trapelò la notizia che uno dei colleghi
aveva detto che nella nostra università c'era una stranezza: due facoltà che si
occupavano di una cosa che non esisteva – di Dio. Che anche di fronte ad
uno scetticismo così radicale resti necessario e ragionevole interrogarsi su Dio
per mezzo della ragione e ciò debba essere fatto nel contesto della tradizione
della fede cristiana: questo, nell'insieme dell'università, era una convinzione
indiscussa.
Tutto ciò mi tornò in mente, quando recentemente lessi la parte edita dal
professore Theodore Khoury (Münster) del dialogo che il dotto
imperatore
bizantino Manuele II Paleologo, forse
durante i quartieri d'inverno del 1391 presso
Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla
verità di ambedue. Fu poi probabilmente l'imperatore stesso ad annotare, durante
l'assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo; si spiega
così perché i suoi ragionamenti siano riportati in modo molto più dettagliato
che non le risposte dell'erudito persiano. Il dialogo si estende su tutto
l'ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nel Corano e si
sofferma soprattutto sull'immagine di Dio e dell'uomo, ma necessariamente anche
sempre di nuovo sulla relazione tra le "tre Leggi": Antico Testamento – Nuovo
Testamento – Corano. Vorrei toccare in questa lezione solo un argomento –
piuttosto marginale nella struttura del dialogo – che, nel contesto del tema
"fede e ragione", mi ha affascinato e che mi servirà come punto di partenza per
le mie riflessioni su questo tema.
Nel settimo colloquio (dialexis – controversia) edito dal prof. Khoury,
l'imperatore tocca il tema della
jihād (guerra santa). Sicuramente
l'imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge:
"Nessuna costrizione nelle cose di
fede". È una delle sure del
periodo iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato.
Ma, naturalmente, l'imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate
successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi
sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il
"Libro" e gli "increduli", egli, in modo sorprendentemente brusco, si rivolge al
suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra
religione e violenza in genere, dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto
ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come
la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava".
L'imperatore spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della
fede mediante la violenza è cosa irragionevole.
La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima.
"Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione è contrario
alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi
vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di
ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia…
Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio
braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si
possa minacciare una persona di morte…".
L'affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante
la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio.
L'editore, Theodore Khoury, commenta: per l'imperatore, come bizantino cresciuto
nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana,
invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna
delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo
contesto Khoury cita un'opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale
rileva che Ibn Hazn si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato
neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi
la verità. Se fosse sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria.
Qui si apre, nella comprensione di Dio e quindi nella realizzazione concreta
della religione, un dilemma che oggi ci sfida in modo molto diretto. La
convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di
Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso? Io penso che in
questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso
migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. Modificando
il primo versetto del Libro della Genesi, Giovanni ha iniziato il prologo del
suo Vangelo con le parole: "In principio era il Logos”. È questa proprio
la stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce con logos.
Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e
capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione.
Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio,
la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica
raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e
il logos è Dio, ci dice l'evangelista. L'incontro tra il messaggio biblico e il
pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al
quale si erano chiuse le vie dell'Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì
la sua supplica: "Passa in Macedonia e aiutaci!" (cfr At 16,6-10) – questa
visione può essere interpretata come una "condensazione" della
necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi
greco.
In realtà, questo avvicinamento ormai era avviato da molto tempo. Già il nome
misterioso di Dio dal roveto ardente, che distacca questo Dio dall'insieme delle
divinità con molteplici nomi affermando soltanto il suo essere, è, nei confronti
del mito, una contestazione con la quale sta in intima analogia il tentativo di
Socrate di vincere e superare il mito stesso. Il processo iniziato presso il
roveto raggiunge, all'interno dell'Antico Testamento, una nuova maturità durante
l'esilio, dove il Dio d'Israele, ora privo della Terra e del culto, si annuncia
come il Dio del cielo e della terra, presentandosi con una semplice formula che
prolunga la parola del roveto: "Io sono". Con questa nuova conoscenza di Dio va
di pari passo una specie di illuminismo, che si esprime in modo drastico nella
derisione delle divinità che sono soltanto opera delle mani dell'uomo (cfr Sal
115). Così, nonostante tutta la durezza del disaccordo con i sovrani
ellenistici, che volevano ottenere con la forza l'adeguamento allo stile di vita
greco e al loro culto idolatrico, la fede biblica, durante l'epoca ellenistica,
andava interiormente incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un
contatto vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda
letteratura sapienziale. Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell'Antico
Testamento, realizzata in Alessandria – la "Settanta" –, è più di una semplice
(da valutare forse in modo poco positivo) traduzione del testo ebraico: è
infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importante passo
della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontro in un
modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione ha avuto un
significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell'incontro tra fede e
ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'intima
natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero
ellenistico fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire:
Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio.
Per onestà bisogna annotare a questo punto che, nel tardo Medioevo, si sono
sviluppate nella teologia tendenze che rompono questa sintesi tra spirito greco
e spirito cristiano. In contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano
e tomista iniziò con Duns Scoto una impostazione volontaristica, la quale alla
fine portò all'affermazione che noi di Dio conosceremmo soltanto la voluntas
ordinata. Al di là di essa esisterebbe la libertà di Dio, in virtù della quale
Egli avrebbe potuto creare e fare anche il contrario di tutto ciò che
effettivamente ha fatto. Qui si profilano delle posizioni che, senz'altro,
possono avvicinarsi a quelle di Ibn Hazn e potrebbero portare fino all'immagine
di un Dio-Arbitrio, che non è legato neanche alla verità e al bene. La
trascendenza e la diversità di Dio vengono accentuate in modo così esagerato,
che anche la nostra ragione, il nostro senso del vero e del bene non sono più un
vero specchio di Dio, le cui possibilità abissali rimangono per noi eternamente
irraggiungibili e nascoste dietro le sue decisioni effettive. In contrasto con
ciò, la fede della Chiesa si è sempre attenuta alla convinzione che tra
Dio e noi, tra il suo eterno Spirito creatore e la nostra ragione creata esista
una vera analogia, in cui certo le dissomiglianze sono infinitamente più grandi
delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolire l'analogia e il suo
linguaggio (cfr Lat IV). Dio non diventa più divino per il fatto che lo
spingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma il Dio
veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logos ha agito e
agisce pieno di amore in nostro favore. Certo,
l'amore "sorpassa" la conoscenza ed è per questo capace di percepire più del
semplice pensiero (cfr Ef 3,19), tuttavia
esso rimane l'amore del Dio-logos, per cui il culto cristiano è logikè latreia"
–un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione(cfr Rm 12,1).
Il qui accennato vicendevole avvicinamento interiore, che si è avuto tra la fede
biblica e l'interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, è un dato di
importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma
anche da quello della storia universale – un dato che ci obbliga anche oggi.
Considerato questo incontro, non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante
la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell'Oriente, abbia infine
trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Possiamo esprimerlo
anche inversamente: questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora
il patrimonio di Roma, ha creato l'Europa e rimane il fondamento di ciò che, con
ragione, si può chiamare Europa.
Alla tesi che il patrimonio greco, criticamente purificato, sia una parte
integrante della fede cristiana, si oppone la richiesta della dis-ellenizzazione
del cristianesimo – una richiesta che dall'inizio dell'età moderna domina in
modo crescente la ricerca teologica. Visto più da vicino, si possono osservare
tre onde nel programma della dis-ellenizzazione: pur collegate tra di loro, esse
tuttavia nelle loro motivazioni e nei loro obiettivi sono chiaramente distinte
l'una dall'altra.
La dis-ellenizzazione emerge dapprima in connessione con i postulati
fondamentali della Riforma del XVI secolo. Considerando la tradizione delle
scuole teologiche, i riformatori si vedevano di fronte ad una sistematizzazione
della fede condizionata totalmente dalla filosofia, di fronte cioè ad una
determinazione della fede dall'esterno in forza di un modo di pensare che non
derivava da essa. Così la fede non appariva più come vivente parola storica, ma
come elemento inserito nella struttura di un sistema filosofico. Il sola
Scriptura invece cerca la pura forma primordiale della fede, come essa è
presente originariamente nella Parola biblica. La metafisica appare come un
presupposto derivante da altra fonte, da cui occorre liberare la fede per farla
tornare ad essere totalmente se stessa. Con la sua affermazione di aver dovuto
accantonare il pensare per far spazio alla fede, Kant ha agito in base a questo
programma con una radicalità imprevedibile per i riformatori. Con ciò egli ha
ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l'accesso al
tutto della realtà.
La teologia liberale del XIX e del XX secolo apportò una seconda onda nel
programma della dis-ellenizzazione: di essa rappresentante eminente è Adolf von
Harnack. Durante il tempo dei miei studi, come nei primi anni della mia attività
accademica, questo programma era fortemente operante anche nella teologia
cattolica. Come punto di partenza era utilizzata la distinzione di Pascal tra il
Dio dei filosofi ed il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nella mia prolusione a
Bonn, nel 1959, ho cercato di affrontare questo argomento. Non intendo
riprendere qui tutto il discorso. Vorrei però tentare di mettere in luce almeno
brevemente la novità che caratterizzava questa seconda onda di
dis-ellenizzazione rispetto alla prima. Come pensiero centrale appare, in
Harnack, il ritorno al semplice uomo Gesù e al suo messaggio semplice, che
verrebbe prima di tutte le teologizzazioni e, appunto, anche prima delle
ellenizzazioni: sarebbe questo messaggio semplice che costituirebbe il vero
culmine dello sviluppo religioso dell'umanità.
Gesù avrebbe dato un addio al culto in favore della morale.
In definitiva, Egli viene rappresentato come padre di un
messaggio morale umanitario.
Lo scopo di ciò è in fondo di riportare il cristianesimo in armonia con la
ragione moderna, liberandolo, appunto, da elementi apparentemente filosofici e
teologici, come per esempio la fede nella divinità di Cristo e nella trinità di
Dio. In questo senso, l'esegesi storico-critica del Nuovo Testamento sistema
nuovamente la teologia nel cosmo dell'università: teologia, per Harnack, è
qualcosa di essenzialmente storico e quindi di strettamente scientifico. Ciò che
essa indaga su Gesù mediante la critica è, per così dire, espressione della
ragione pratica e di conseguenza anche sostenibile nell'insieme dell'università.
Nel sottofondo c'è l'autolimitazione moderna della ragione, espressa in modo
classico nelle "critiche" di Kant, nel frattempo però ulteriormente
radicalizzata dal pensiero delle scienze naturali. Questo concetto moderno della
ragione si basa, per dirla in breve, su una sintesi tra platonismo (cartesianismo)
ed empirismo, che il successo tecnico ha confermato. Da una parte si presuppone
la struttura matematica della materia, la sua per così dire razionalità
intrinseca, che rende possibile comprenderla ed usarla nella sua efficacia
operativa: questo presupposto di fondo è, per così dire, l'elemento platonico
nel concetto moderno della natura. Dall'altra parte, si tratta della
utilizzabilità funzionale della natura per i nostri scopi, dove solo la
possibilità di controllare verità o falsità mediante l'esperimento fornisce la
certezza decisiva. Il peso tra i due poli può, a seconda delle circostanze,
stare più dall'una o più dall'altra parte. Un pensatore così strettamente
positivista come J. Monod si è dichiarato convinto platonico o cartesiano.
Questo comporta due orientamenti fondamentali decisivi per la nostra questione.Soltanto il tipo
di certezza derivante dalla sinergia di matematica ed empiria ci permette di
parlare di scientificità. Ciò che
pretende di essere scienza deve confrontarsi con questo criterio. E così anche
le scienze che riguardano le cose umane, come la storia, la psicologia, la
sociologia e la filosofia, cercano di avvicinarsi a questo canone della
scientificità. Importante per le nostre riflessioni, comunque, è ancora il
fatto che il metodo come tale esclude il problema Dio, facendolo apparire come
problema ascientifico o pre-scientifico. Con questo, però, ci troviamo davanti
ad una riduzione del raggio di scienza e ragione che è doveroso mettere in
questione.
Torneremo ancora su questo argomento. Per il momento basta tener presente che,
in un tentativo alla luce di questa prospettiva di conservare alla teologia il
carattere di disciplina "scientifica", del cristianesimo resterebbe solo un
misero frammento. Ma dobbiamo dire di più: è l'uomo stesso che con ciò subisce
una riduzione. Poiché allora gli interrogativi propriamente umani, cioè quelli
del "da dove" e del "verso dove", gli interrogativi della religione e
dell'ethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione
descritta dalla "scienza" e devono essere spostati nell'ambito del soggettivo.
Il soggetto decide, in base alle sue esperienze, che cosa gli appare
religiosamente sostenibile, e la "coscienza" soggettiva diventa in definitiva
l'unica istanza etica. In questo modo, però, l'ethos e la religione perdono la
loro forza di creare una comunità e scadono nell'ambito della discrezionalità
personale. È questa una condizione pericolosa per l'umanità: lo costatiamo nelle
patologie minacciose della religione e della ragione – patologie che
necessariamente devono scoppiare, quando la ragione viene ridotta a tal punto
che le questioni della religione e dell'ethos non la riguardano più. Ciò che
rimane dei tentativi di costruire un'etica partendo dalle regole dell'evoluzione
o dalla psicologia e dalla sociologia, semplicemente insufficiente.
Prima di giungere alle conclusioni alle quali mira tutto questo ragionamento,
devo accennare ancora brevemente alla terza onda della dis-ellenizzazione che si
diffonde attualmente. In considerazione dell’incontro con la molteplicità delle
culture si ama dire oggi che la sintesi con l’ellenismo, compiutasi nella Chiesa
antica, sarebbe stata una prima inculturazione, che non dovrebbe vincolare le
altre culture. Queste dovrebbero avere il diritto di tornare indietro fino al
punto che precedeva quella inculturazione per scoprire il semplice messaggio del
Nuovo Testamento ed inculturarlo poi di nuovo nei loro rispettivi ambienti.
Questa tesi non è semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed imprecisa.
Il Nuovo Testamento, infatti, e stato scritto in lingua greca e porta in se
stesso il contatto con lo spirito greco – un contatto che era maturato nello
sviluppo precedente dell’Antico Testamento. Certamente ci sono elementi nel
processo formativo della Chiesa antica che non devono essere integrati in tutte
le culture. Ma le decisioni di fondo che, appunto, riguardano il rapporto della
fede con la ricerca della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte
della fede stessa e ne sono gli sviluppi, conformi alla sua natura.
Con ciò giungo alla conclusione. Questo tentativo, fatto solo a grandi
linee, di critica della ragione moderna dal suo interno, non include
assolutamente l’opinione che ora si debba ritornare indietro, a prima
dell’illuminismo, rigettando le convinzioni dell’età moderna. Quello che
nello sviluppo moderno dello spirito è valido viene riconosciuto senza riserve:
tutti siamo grati per le grandiose possibilità che esso ha aperto all’uomo e per
i progressi nel campo umano che ci sono stati donati. L’ethos della
scientificità, del resto, è volontà di obbedienza alla verità e quindi
espressione di un atteggiamento che fa parte della decisione di fondo dello
spirito cristiano. Non ritiro, non critica negativa è dunque l’intenzione; si
tratta invece di un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di
essa. Perché con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell'uomo, vediamo
anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come
possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un
modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è
verificabile nell'esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua
ampiezza. In questo senso la teologia, non soltanto come disciplina storica e
umano-scientifica, ma come teologia vera e propria, cioè come interrogativo
sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nell'università e nel vasto
dialogo delle scienze.
Solo così
diventiamo anche capaci di un vero dialogo delle culture e delle religioni – un
dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno.
Nel mondo occidentale domina largamente l'opinione, che soltanto la ragione
positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma
le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione
del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più
intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la
religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo
delle culture. E tuttavia, la moderna ragione propria delle scienze naturali,
con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé, come ho cercato di
dimostrare, un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità
metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della
materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali
operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso
metodico. Ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste e deve essere
affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare – alla
filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia,
l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose
dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di
conoscenza; rifiutarsi ad essa significherebbe una riduzione inaccettabile del
nostro ascoltare e rispondere. Qui mi viene in mente una parola di Socrate a
Fedone. Nei colloqui precedenti si erano toccate molte opinioni filosofiche
sbagliate, e allora Socrate dice: "Sarebbe ben comprensibile se uno, a motivo
dell'irritazione per tante cose sbagliate, per il resto della sua vita prendesse
in odio ogni discorso sull'essere e lo denigrasse. Ma in questo modo perderebbe
la verità dell'essere e subirebbe un grande danno". L'occidente, da molto tempo,
è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della
sua ragione, e così può subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi
all'ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il
programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica,
entra nella disputa del tempo presente. "Non agire secondo ragione (con il
logos) è contrario alla natura di Dio", ha detto Manuele II, partendo
dalla sua immagine cristiana di Dio, all'interlocutore persiano. È a
questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo
delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, è
il grande compito dell'università.
FINE.
Che dite: gli islamici hanno la coda di paglia quando si tratta di
dire che "la religione non si promuove con la violenza" e che Dio deve essere
vissuto come fede razionalizzata con i criteri occidentali e non come cieco
fanatismo trasudante di superstizione?
Il
disobbediente Francesco Caruso, candidato di Rifondazione Comunista
alla Camera, è un latifondista milionario.
Lui, che agli elettori promette l’esproprio delle
seconde case, è proprietario di uliveti, vigneti, terre da agrumi, terreni da
pascolo e immobili, sparsi tra vari comuni in provincia di
Cosenza, frutto del generoso lascito di uno zio. La
visura catastale su terreni e fabbricati intestati al leader dei no global
meridionali Francesco Saverio Caruso, è lunga sette pagine.
Nei comuni calabresi di Longobucco, Calopezzati, Corigliano Calabro, nel
Cosentino, il giovane no global è un padrone a cui dare del voi. Ha proprietà,
immobili e terre, per un valore enorme. Sei appezzamenti tra terreni da pascolo
e uliveti in località Calopezzati. Una frazione di un vasto agrumeto a
Corigliano Calabro, metà proprietà di due terreni da 15 e 9 ettari a Longobucco,
dove possiede anche una frazione di due appartamenti di 5 locali.
Nella sua rendita catastale figurano poi altri 35
terreni (vigneti, uliveti e pascoli) sempre a Longobucco. Tra cui un uliveto di
54 ettari e un altro di 60, un querceto di 22 ettari, un frutteto di 38 ettari,
poi pascoli e campi a perdita d’occhio. Nel complesso, una
proprietà da latifondista coi fiocchi.
Ma anche da papà e mamma non è mancato nulla al giovane Francesco, antagonista
cresciuto negli agi della ricca famiglia beneventana prima di trasferirsi
nell’Officina 99 e nel centro sociale Ska di Napoli, dopo l’università a
Bologna, la laurea all’Istituto universitario Orientale di Napoli e la scoperta
del mondo dei centri sociali.
Con i genitori e il fratello ha vissuto per anni, fino alla fine del liceo, in
un superattico di 350 mq nel centro storico di Benevento, nella lussuosa via
Calambra.Appartamento
in cui la famiglia Caruso stava in affitto, con un canone di favore.Proprietaria
dell’immobile erano infatti le Ferrovie dello Stato, di cui il
padre era - oggi è in pensione - un dirigente, chiamato a Benevento dalla sua
Calabria per realizzare un importante intervento infrastrutturale sulla rete
della città campana. E forse il contrappasso, la carriere edipica di Francesco,
comincia proprio così, dal padre. Ingegnere capo delle Fs, governatore regionale
dei Rotary, fu proprio lui a progettare le infrastrutture dell’Alta velocità a
Benevento, un viadotto e il tunnel ferroviario, opera che oggi permette di
viaggiare in eurostar da Benevento a Foggia in poco più di un’ora. Strano
pedigree per il movimentista che blocca i binari, sabota i cantieri e promette
battaglia agli alleati che tentennano sul no alla Tav. «Quando ero piccolo mio
padre mi diceva: se vai alla manifestazione ti rifilo due ceffoni. E io col
cavolo che ci andavo». Per diventare ribelle
Francesco ha aspettato la maturità. Adesso può vantarsi di avere 12 avvocati per
le sue 29 cause giudiziarie aperte. Al Rotary ha preferito il Chiapas, ma
alle proprietà non ha rinunciato.
Qualcuno dica a
Bertinotti
che il curriculum del suo capolista in Calabria sembra uscito dai registri di
uno
yacht club di Montecarlo. O forse il
leader già lo sa, perchè non è così nuovo il caso di un antagonista che sotto il
materasso nasconde un patrimonio da ricco borghese. Ma Caruso li supera tutti, e
anche in questo è un no global sui generis: l’unico che partecipa ai cortei in
bicicletta per non faticare, e che a Seattle,
dopo un assalto al McDonalds’s interrogato dalla Cnn sui motivi della
protesta così rispondeva: «Nun lo saccio, chillo panino è bbuono assai».
Ma lo conoscono meglio a Benevento, dove le malelingue stavolta aggiungono:
«Tanto se gli va male in politica, i soldi per arrivare a fine mese non gli
mancano di certo». Per lui, San Precario non ha bisogno di preghiere.
Teoricamente insultare le religioni altrui non è civile, né corretto.
Come anche insultare l'etnia di appartenenza.
Anche se magari sono degli stupidi fotticammelli negri islamici, non è carino farglielo notare.
Il principale motivo per cui in Europa (ed in Italia in particolare) la bestemmia è diffusa è che i cristiani, anche quelli che non bestemmiano mai, non ritengono di avere il diritto di picchiare, uccidere, violentare o depredare le proprietà di chi insulta il loro dio. Con quei simpatici inculatori di cammelli socialmente sottosviluppati dell'Iran e dell'Africa non è detto che sia così.
Ovviamente chiunque con una tessera politica di un partito di un certo schieramento eterogeneo a base cattolico-comunista difenderà a spada tratta la cultura di chi uccide per una bestemmia.
Perchè è una cultura diversa.
E diverso è bello.
Come i personaggi di D&D.
Non per niente D&D pesca il proprio pubblico da un modo di vivere il fantasy estremamente modaiolo con forti tendenze new age.
Non per niente l'URSS all'epoca si espandeva ferocemente annettendo stati indipendenti, ma poi accusava la Nato di "Imperialismo". E le folle di giovani "pensatori indipendenti" (tali perchè ripetono ogni stronzata apparsa sui giornali di regime) annuivano soddisfatti e si univano alle urla.
Chi grida per primo e chi grida più forte è in vantaggio nella democrazia. E chi predica l'odio verso qualcosa (gli ebrei, i ricchi, il capitalismo, gli stranieri...) ottiene un enorme vantaggio.
Chi non sa che la demagogia si nutre coltivando l'odio della gente dovrebbe rinunciare a votare: non importa per chi voglia votare, sta sprecando il proprio voto perchè non ha idea di come funziona la propaganda... e questo buttare il proprio voto è una vera Bestemmia verso la democrazia.
Se non fosse che ciò dimostra il fallimento della democrazia a causa dell'idiozia del'uomo comune che si crede un intellettuale aperto di mente, ma in realtà è un cretino dotato di rara ignoranza storica, sociale e politica, potrebbe anche risultare divertente.
Russell, il filosofo inglese, ancora una volta aveva ragione quando scrisse dopo la Seconda Guerra Mondiale che la democrazia è un pericolo perchè dà il potere di decidere a masse di idioti.
Tornando al tema "Bestemmie", in teoria queste andrebbero evitate.
Non si tratta di una imposizione, ma di civiltà.
Ovviamente i sostenitori della bestemmia hanno il coraggio di pronunciarle solo in mezzo a gente che non si arrabbierà più di tanto perchè "questa è vera libertà di esprezzione". Poi, essendo dei codardi, quando vanno in Iran non ce l'hanno il fegato per insultare Maometto.
Anche l'endemica presenza di codardi saccenti in ogni campo del sapere fa parte del potere concessoci dal sistema democratico.
Buon divertimento.
Vittorio
Emanuele di Savoia, di 69 anni, è stato arrestato nel pomeriggio, per ordine del
giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, Alberto Iannuzzi,
nell' ambito di un' inchiesta coordinata dal pubblico ministero, Henry John
Woodcock. Nei confronti del principe le accuse sono di associazione per
delinquere finalizzata alla corruzione e al
falso e allo sfruttamento della
prostituzione.
L'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso
fa riferimento - secondo quanto si è appreso - ad un vero e proprio "mercato"
dei nulla osta per i videogiochi ed altri apparecchi elettronici utilizzati per
il gioco d' azzardo. Nella vicenda gli investigatori hanno scoperto legami con
esponenti della criminalità organizzata siciliana. L' altra accusa, quella di
associazione per delinquere finalizzata alla prostituzione, riguarda il
reclutamento di ragazze da offrire a clienti del casinò di Campione d' Italia.
Le indagini faranno chiarezza (si spera) sulle responsabilità, ma per ora vi dico soltanto...
Fidatevi del Duca,
Fidatevi di una troia,
ma non fidatevi di un Savoia
Baffo II, il nostro buon Re d'Italia, si
starà rivoltando nella tomba a 7200 rpm come un Hard Disk....
Personalmente penso che il principe sia un po' troppo tonto per poter davvero essere coscientemente immischiato in una cosa del genere: o lo hanno sfruttato a sua insaputa o il suo nome compariva per altri motivi ed il
pubblico ministero (già famoso per altri casi finiti nel NULLA) ha sfruttato la cosa per farsi maggior fama e ottenere visibilità da parte dei giornalisti.
«Ebrei assassini».
Sito islamico educa i bimbi all’odio
Quiz e videogiochi antisemiti nelle pagine web curate
dai Fratelli Musulmani.
Ecco gli eroi della
Sinistra Italiana che da un lato permette una immigrazione
incontrollata e dall'altro appoggia "esplicitamente" fazioni e
ideologie razziste, xenofobe ed anti-europee.
«Lo sai fanciullo musulmano che gli ebrei hanno assassinato 25 profeti di Dio
e che la loro storia nera è colmadi criminali omicidi e di corruzione? ».
Comincia così la rubrica «Lo sai?», nel sito Awaladuna, I nostri bambini,
gestito dai Fratelli Musulmani (www.awladnaa.net). Il logo ritrae lo stereotipo
dell'ebreo carnefice con in testa la kippà, lo sguardo truce e il ghigno
crudele, in mano un coltellaccio che gronda di sangue fino a formarne una pozza
per terra. Succede oggi, proprio mentre l'Occidente si affanna a corteggiare i
Fratelli Musulmani in Egitto, nei territori palestinesi e anche in Italia,
illudendosi che siano un antidoto al terrorismo di Bin Laden.
Il Lavaggio del Cervello Islamico:
ricordate la Gioventù Hitleriana?
Il quiz, in lingua araba, così prosegue: «Lo
sai che gli ebrei assassini
sono quelli che più di altri hanno offeso e oltraggiato il nostro
Signore, Eccelso e Potente?»;
«Lo sai che gli ebrei hanno tentato più volte di
uccidere il nostro amato Profeta,
ma Dio lo ha protetto dalla loro malvagità?»; «Lo
sai che il male e la perversione
diffusi oggi nel mondo sono il frutto delle azioni e degli
intrighi degli ebrei
che vogliono distogliere la gente dalla via di Dio?»; «Lo sai che gli ebrei
che occupano la nostra terra e i nostri luoghi sacri nell'amata
Palestina hanno progettato di occupare gli altri territori musulmani, e
hanno pianificato di estendere la Grande Israele dal Nilo all'Eufrate e
vogliono profanare la tomba del nostro amato Profeta?»; «Lo sai che gli
ebrei istigano tutto il mondo contro l'islam e i musulmani con il
pretesto di combattere il terrorismo e hanno ordito complotti contro gli
altri Paesi musulmani come hanno fatto in Iraq e in Afghanistan?».
Nella rubrica «Le scienze e l'informazione » si legge questo titolo:
«L'assassinio dei bambini è parte della fede ebraica». Nello spazio
riservato ai «Giochi e concorsi», c'è un videogame dal nome «La strada
per Gerusalemme ». Sullo sfondo si vede la Spianata della moschea di Al Aqsa e della Cupola della Roccia, il terzo luogo di culto sacro
dell'islam, a sinistra un aereo caccia con la scritta «Allah è grande ».
Cliccandoci sopra si abbattono dei simboli con la stella di Davide che
scorrono sullo schermo. Più se ne colpiscono, più ci si avvicina alla
vittoria che coincide con la distruzione di Israele.
Tant'è che in un poster dal titolo «La nostra festa sarà il giorno della
liberazione della nostra terra», si vede la cartina di uno Stato
palestinese che si estende anche sulla superficie di Israele, che è
stato letteralmente cancellato. In un altro poster dal titolo
«Giuro che
mi vendicherò, ma per Dio e per la religione», si vede un bambino di
quattro o cinque anni che a muso duro impugna un kalashnikov. Nella
rubrica «La mia grande patria» si indica che Siviglia e l'Andalusia sono
parte della terra islamica. Nella rubrica «Cultura generale» compare un
albero i cui rami simboleggiano le battaglie vinte da Maometto contro le
tribù ebraiche e pagane, con la scritta: «Il Profeta ha condotto il Jihad (la guerra santa) contro gli infedeli e gli ipocriti e li ha
sconfitti. L'inferno è il loro rifugio e il loro destino è la
dannazione! ».
L'Intellettuale Sconvolto!
In un commento pubblicato sul sito liberale www.metransparent.com,
l'intellettuale svizzera di origine yemenita Elham Manea ha esclamato:
«Mio Dio, non dovremmo forse vergognarci di noi stessi? Quali
informazioni vengono inculcate nelle teste dei nostri ragazzi?
Di quale
odio e quale astio cieco vengono riempite le loro menti?». Siffatti
discorsi hanno un nome, il loro nome oscilla tra «il fanatismo esplicito
contro chiunque professi la religione ebraica» e la «ostilità totale
contro gli ebrei». La Manea sottolinea così il suo stupore:
«Non ci credevo perché i
Fratelli Musulmani continuano a ripetere
che non odiano nessuno
e che secondo la loro interpretazione la religione islamica è una
religione di pace, che non hanno alcun problema con gli ebrei né con la
religione ebraica, bensì con lo Stato di Israele e le sue azioni
repressive contro il popolo palestinese».
Antisemitismo
mascherato
per infinocchiare i creduloni di sinistra
La verità è esattamente opposta:
l'odio nei confronti degli ebrei e la negazione del diritto di Israele
all'esistenza sono due facce della stessa medaglia. Eppure facciamo finta di niente. Sappiamo che Hamas, la
sigla che rappresenta i Fratelli Musulmani palestinesi, mira
esplicitamente all'annientamento di Israele, ma ci ostiniamo a
immaginare che in virtù della realpolitik prima o dopo cambierà
atteggiamento. Lavandoci di fatto le mani e abbandonando Israele al suo
destino. Così come sappiamo che l'Ucoii, la sigla che rappresenta i
Fratelli Musulmani in Italia, disconosce il diritto di Israele
all'esistenza e legittima gli attentati terroristici palestinesi, eppure
è stata accreditata come interlocutore dello Stato. Il 7 febbraio 2006
l'exministro dell'Interno Pisanu arrivò a sostenere «una evoluzione
positiva del movimento dei Fratelli Musulmani in tutto il mondo: io
penso che questa evoluzione debba essere assecondata». Mi auguro che
ora, una volta per tutte, chi deve vedere veda, chi deve sentire senta,
chi deve parlare parli.
TCPA / DRM La Libertà può essere persa per
l'indifferenza del popolo. I giornalisti
italiani si rifiutano di parlare della questione della
libertà informatica che sta accendendo anche il
Parlamento Inglese. Vuoi perdere i tuoi diritti ascoltando il
loro silenzio monopolista?
Video Introduttivo al TCPA
Scopri che cosa è con un breve, divertente
filmato.
Per favore, non
chiamatelo Palladium. Non si tratta più, come era anni fa, di un
ipotetico progetto spauracchio di Microsoft. Il TCPA è una realtà (vedesi
corsi universitari di Reti di Calcolatori e simili, dove se ne parla)
precisa, esistente ed estremamente pericolosa in particolare abbinato al nuovo
standard DRM atto a proteggere i diritti dei software proibendo l'uso
di un software su PC differenti e bloccando ogni possibilità di copia
ad uso privato.
Se i tuoi preziosi
documenti e il tuo materiale personale sparisse?
Molti non sanno ad esempio che Microsoft prevede per Windows una clausola sui
futuri rilasci che permetterebbe alla ditta di distruggere senza preavviso
tutto il materiale posseduto senza licenza. Stai scrivendo un libro con Word
piratato?
Possono distruggere il documento in piena legalità. Se usi Windows XP
aggiornato hai già accettato che accada nei termini di uso del software.
Il Treno del TCPA + DRM
è già partito Punto Informatico ti spiega gli avvenimenti che, senza che te ne fossi
accorto, sono accaduti sotto i tuoi occhi. Processori, OS, Bios, tutto sta
venendo preparato in attesa del giorno in cui il blindatura scatterà
distruggendo tutto ciò che non è "lecito" e bloccando molte funzionalità del tuo
PC a cui sei abituato.
Prendiamo quattro notizie degli ultimi 60
giorni:
1) Intel ha annunciato il rilascio delle cpu Pentium D, che
integreranno un ambiente TCPA per l'esecuzione di operazione
crittografiche
2) Phoenix, uno dei maggiori produttori di BIOS, ha presentato il
primio bios TCPA compatibile per la realizzazione di motherboard TCPA
compatibili
3) Apple ha inserito nei kit per sviluppatori una serie di API per
l'utilizzo di DRM TCPA compatibili che verranno inseriti in MacOS X
(voci assolutamente non controllabili parlano di una completo allineamento di
MacOS X a TCPA con il successore della versione attuale 1.4 "Tiger", oppure
addirittura nei futuri aggiornamenti di Tiger stesso, durante il passaggio alla
piattaforma x86).
4) Microsoft ha annunciato il rilascio di Windows Vista (l'ex Longhorn),
che includerà un DRM a specifiche TCPA
Untrusted/ TC,
DRM scelta inevitabile?
No. Non è necessario il TCPA se non per proteggere le grande aziende già
esistenti e proibire la libera distribuzione e realizzazione delle proprie
opere. Immagina la SIAE, estendine i tentacoli su tutto il mondo e rendila
infallibile ed obbligatoria: ecco il TCPA, l'inferno in terra per i piccoli
produttori ed i creatori di software gratuito (come IrfanView ad
esempio). >>
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1477536
Untrusted / PC Blindati
Ovunque?
Il TCPA non è necessario per la sicurezza dei PC e per affermarsi necessita di
una fetta abbondante di mercato. >>
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1486452
La Copia Personale:
diritto inalienabile per il Parlamento Inglese
Il connubio TCPA + DRM (combinando chiavi hardware e protezioni) renderebbe
nullo il diritto alla copia. Ma per alcuni paesi il diritto alla copia personale
è un diritto inalienabile. Ecco perché il Parlamento Inglese comincia a
rivoltarsi contro le implicazioni della schiavità mondiale del TCPA + DRM.
"La questione toccata dai parlamentari è vastissima ed è
oggetto di dibattito in moltissimi paesi. La sensazione di alcuni osservatori è
che, se la proposta passerà, i consumatori avranno vita più facile nel
boicottare il DRM, inviso a moltissimi proprio per le limitazioni d'uso che
impone."
Non tutti sono a favore
del blindamento mondiale dei PC
La British Phonografic Industry,
che raduna i produttori discografici britannici, ha fatto sapere di
ritenere la copia privata un diritto. In particolare Peter Jamieson,
chairman di BPI, ha dichiarato che i consumatori dovrebbero essere posti in
condizione di effettuare una copia per fini personali, a patto che non
la distribuiscano a terzi. Nulla cambierebbe, evidentemente, per chi
volesse lucrare sulla duplicazione abusiva dei materiali.
Anni luce dalla mentalità oscurantista e monopolista della SIAE e dei
decreti anti-P2P del Governo Berlusconi.
Cosa puoi fare tu per
salvarti da un futuro pericoloso per la libertà individuale?
Comincia inviando lettere ed e-mail ai tuoi partiti politici di riferimento,
indicando gli articoli di Punto-Informatico e la pericolosità del TCPA + DRM. I
nostri politici devono sapere che qualunque mossa del governo italiano a favore
del DRM deve incontrare il dissenso degli elettori. E non comprare prodotti DRM.
Ad esempio non acquistare i nuovi Windows Vista abbinati a processori
Intel Pentium D. >>
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=53103&r=PI
Il Duca ha
ordinato i seguenti articoli.
Ora finalmente potrà mostrare la propria ducalità con modalità più
raffinate rispetto all'afferrarsi il pene in pubblico.
Non che il toccarsi il pene in pubblico non
rimanga, anzi, verrà maggiormente sottolineato da urla belluine, peti
e dal morione ovviamente abbinato alla ducale camicia hawaiana.
Per le due pistole, una con meccanismo a ruota l'altra a pietra focaia, immagino
che potrò usarle per tratturare il culo di qualche
universitaria porca.
Il Duca,
teoricamente, studia Ingegneria.
E' appassionato di Storia Moderna, Oplologia e Body Building.
Per Grazia di Dio è Granduca dello Sfinterburgo e Duca del Porno.